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Il Cashmere

La storia

La storia del Cashmere si perde nella notte dei tempi e corre lungo i percorsi tortuosi con cui le civiltà orientali e occidentali si sono incontrate e scontrate.  Si racconta, infatti, che già in epoca romana i nobili amassero adornarsi di bellissimi scialli indiani tessuti con questa preziosa lana, già simbolo di uno stato sociale elevatissimo. Di velli pregiati e preziosi filati racconta, sul finire del XIII secolo, anche un Marco Polo inebriato dei sogni d’Oriente. Lui aveva visto, infatti, Turcomanni e Tartari farsi pregio di caldissime stole. E le leggende orientali si mescolano con la realtà quando raccontano della vita da mecenate del sultano del Kashmir, Zain-ul-Abidin, discendente di Gengis Khan.  Amante della bellezza, volle un giorno invitare a corte un tessitore del Turkestan, affinché producesse per lui scialli degni di un re. Ed egli ubbidì, introducendo per la prima volta il cashmere a corte. Ed ecco nascere i pregiatissimi Pashmina (dal persiano Pashm = lana), capi destinati al maraja, di ineguagliabile leggerezza, capaci di proteggere in egual modo dal freddo e dal caldo. Col tempo questi preziosi frutti del lavoro dei tessitori persiani, se pur estremamente costosi, uscirono dalle corti per entrare a  far parte anche della vita delle classi più abbienti per le quali essi rappresentavano il dono che lo sposo recava alla sposa, dopo averli fatti passare  all’interno dell’anello nuziale. Con la Compagnia delle Indie e, ancor più, grazie alle guerre napoleoniche in Africa, il cashmere rapidamente conquistò l’Europa. In particolare durante la campagna d’Egitto del 1792, fu lo scontro delle truppe francesi con l’esercito dei turchi mamelucchi a scatenare l’ambizione dei soldati europei di depredare gli ufficiali nemici del loro sfarzoso scialle triangolare in cashmere, chiamato “boteh” ed in dotazione ai ranghi militari più alti. Esso, infatti, divenne il ricco bottino che essi anelavano riportare in patria alle proprie mogli. E così le donne francesi prima, e poi tutte le europee, impazzirono per quei drappeggi così morbidi, cesellati di cangianti disegni esotici, che così bene si accordavano con il candore degli abiti neoclassici. E così, pur di ottenere la preziosa materia prima, i tessitori europei, costretti dall’embargo napoleonico che vietava commerci per mare, si approvvigionarono della celebre lana addirittura in Russia. Sarà la Restaurazione del dopo Napoleone a riaprire le corti europee allo splendore, permettendo al prezioso filato di divenire uno status-symbol che non ha perso fascino fino ai nostri giorni.  Fascino per gli occhi, fascino per il tatto e fascino soprattutto  perché, nonostante con il suo viaggio abbia varcato tempi e confini, mai come oggi esso rimane ancorato alle più antiche tradizioni manifatturiere per le quali solo la stretta simbiosi tra uomo e animale sa dar vita ad un prodotto di inestimabile valore.

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